Alimentazione Sostenibile

La spesa è quel rituale obbligatorio, che la si odi o si ami. Anch’essa può essere eco sostenibile esattamente come le nostre scelte alimentari. La nostra particolare attenzione deve soffermarsi sul come viene prodotto e distribuito il cibo. 

1. Acquista prodotti locali

I motivi per cui dovremmo preferire i prodotti locali sono molti. In primis a livello economico, si favorisce la filiera italiana e l’economia locale: per esempio nel caso del km0 si evita l’intermediario, favorendo di conseguenza il contadino, che ne trae un vantaggio benefico. Un prodotto a km0 (che per definizione non può superare i 70km dalla produzione) molto probabilmente è stato raccolto 2 o 3 giorni prima, raggiungendo un livello di maturazione più alto e di conseguenza un gusto migliore. Il vantaggio più grosso resta indubbiamente quello ambientale. Importare frutta dal Sud America, Africa, India ecc… impatta notevolmente sull’ambiente in quanto richiede lunghi trasporti che si ripercuotono successivamente sulle emissioni di CO2. Le banane provenienti dall’Africa per arrivare nei nostri carrelli richiedono, oltre che lunghi viaggi, anche molto packaging e vari processi di conservazione. Cercate mercati itineranti a km0 vicino a voi oppure prestate sempre attenzione alla provenienza di ciò che comprate.

2. Mangia prodotti di stagione

La frutta e la verdura sono importantissime nella nostra dieta, ma purtroppo con il tempo ci si tende a dimenticare del fatto che abbiano una stagionalità. In questo caso è molto importante mangiarle nel momento giusto. La produzione di verdure in serra richiede un’enorme quantità di energia e il suo successivo trasporto richiede poi la permanenza nei frigo per diversi giorni. Tutto questo si ripercuote sui prezzi, ma soprattutto sulla qualità. Ci ritroveremo pomodori che avranno un sapore e profumo inferiore rispetto agli stessi di stagione. 
Nel 2009 la docente di scienze dell’alimentazione e nutrizione umana Barbara P. Klein dell’Università dell’Illinois ha dimostrato che la frutta e la verdura possono perdere fino al 50% della vitamina C e altri nutrienti dopo una settimana di permanenza in frigo (http://goo.gl/U8JSdz). Qui si ritorna a ripetere i concetti del primo punto: scegliere sempre prodotti locali che abbiano viaggiato pochissimo e che siano di stagione. Per ricordarci la stagionalità possiamo utilizzare diverse applicazioni disponibili sui nostri smarthphone: io per esempio uso “Verdure e Frutti di stagione”, ma se ne possono trovare tante altre.

3. Diminuisci i consumi di carne

Premessa: questo non vuole essere assolutamente un invito a diventare vegetariani, semplicemente uno spunto di riflessione per contenere i consumi di carne se possibile. Passando direttamente ai dati: per produrre 1 kg di carne servono più o meno 15 kg di cereali e 15.000 litri di acqua e questo primo dato parla molto chiaro di per se. Un altro problema, da non sottovalutare, riguarda le deiezioni dell’animale. Se in un allevamento naturale esse rientrano nel ciclo naturale della concimazione, la stessa cosa non vale per gli allevamenti intensivi che purtroppo riguardano la maggior parte dei casi. Le nuove leggi del 2006 sono diventate più rigide per la gestione dello smaltimento, rendendolo ovviamente più difficile. Inoltre secondo la FAO le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti rappresentano il 18% del totale mentre i trasporti invece si fermano al 13%.Cerchiamo quindi di contenere i consumi di carne

4. Scegli i pesci dei nostri mari

Il pesce, come la frutta, ha una stagionalità e soprattutto una zona specifica di provenienza. Come consigliavo prima a proposito della frutta, cioè di ridurre l’acquisto di ananas, banane ecc… lo stesso discorso vale per i pesci. Sogliole, scorfani e rane pescatrici non sono originari dei nostri mari e di conseguenza anch’essi viaggiano parecchio una volta pescati. 
Il problema principale della pesca moderna è soprattutto lo sfruttamento con tecniche di pesca invasive e stop troppo brevi. Stiamo pescando più di quanto le popolazioni ittiche siano in grado di riprodursi e questa situazione sta sfuggendo dal nostro controllo.
Greenpeace ha di recente segnalato il baccalà e l’anguilla come pesci prossimi all’estinzione a causa della pesca intensiva. Ricordiamoci che ci sono molti pesci più “poveri”, nel senso che non sono ricercati quanto il pesce spada, ma molto più ricchi di omega 3 e nutrienti. Una volta tanto potremmo orientarci anche su quelli. Chiudo subito questo argomento in quanto è davvero lungo e complesso e meriterebbe un argomento a parte.

5. Riduci gli sprechi di cibo

Secondo il WWF un terzo della produzione mondiale di cibo viene buttato. Esattamente così, 1/3! Ovvero 1 miliardo e 600 milioni di tonnellate. Il problema si aggrava considerando che per la produzione dello stesso è stata consumata acqua oppure si tratta cibo elaborato che ha subito precotture e trattamenti, ha viaggiato, e alla fine di tutto questo iter non arriva neanche a svolgere la sua funzione. Un dato che ci riguarda proviene dai ricercatori del Joint Research Center (Centro Comune di Ricerca). Questo dato riguarda l’Europa ed è emerso che il 16% del cibo venduto finisce nella spazzatura (http://goo.gl/myYexR). Dovremmo impegnarci a fare la spese più piccole aumentando la frequenza per essere certi di non dover sprecare del cibo inutilmente.

6. Privilegia i prodotti biologici

Il termine “agricoltura biologica” (definita nel Regolamento CE n. 834/07) indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica come concimi, diserbanti e insetticidi. Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo. Ciò significa limitare il rischio di contaminazione delle falde e dei corsi d’acqua e accumulo di sostanze tossiche nella rete alimentare.

7. Cerca di non acquistare prodotti con tanti imballaggi

Ho sempre visto gli imballaggi come uno dei cancri ambientali della società moderna. Un italiano produce in media 528 Kg di rifiuti l’anno e il 40% di essi è costituito da imballaggi. Questo si trasforma in un costo molto alto per l’ambiente considerando che, oltre a contaminare per essere smaltito, inquina in primis per essere prodotto. In alcuni casi la vita media degli imballaggi non supera le 48 ore. Una realtà che si sta affermando, per ovviare a questo problema, è quella dei negozi “leggeri”, ovvero negozi che vendono prodotti privi di imballaggi in cui è il cliente a decidere quanto prodotto comprare. Le merci che si possono trovare spaziano dagli alimentari (cereali, frutta secca, spezie ecc..) ai saponi, detersivi ecc… Munitevi di sporta rigida e qualche barattolo!

8. Evita sprechi ai fornelli

In cucina si può risparmiare anche sui fornelli. Ci sono vari trucchi che per fretta o dimenticanza tendiamo a non rispettare: il forno sarebbe meglio aprirlo il meno possibile per evitare di fargli perdere calore e possibilmente sfruttarlo inserendo più vassoi contemporaneamente. Una volta spento il calore rimane per diversi minuti facendo completare così la cottura della nostra portata attraverso il calore residuo. L’uso del coperchio con le pentole è fondamentale per ridurre i tempi di cottura, in questo caso la pentola a pressione resta imbattibile permettendo di cuocere dimezzando i tempi. Un occhio di riguardo va anche rispetto ai materiali che usiamo in cucina. Il WWF ci fa un elenco di cosa è meglio evitare e cosa invece è consigliabile: i recipienti in rame e alluminio possono essere dannosi in quanto possono rilasciare sostanze tossiche durante la cottura. Prima di comprare una pentola antiaderente controllare sempre che non contengano PFOA, acido perfluoroottanico, la cui tossicità è dimostrata. L’acciaio inox resta il materiale migliore per la cottura, atossico e inerte con l’unica scocciatura di ricordarsi di mescolare spesso.

Seguire questi consigli è fondamentale. Grazie all’avvento dei social network è facile trovare ispirazione su ricette sostenibili e salutari ad esempio grazie a Pinterest o GreenApes.