L’Isola di Plastica

Lo sapevi che nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico c’è un’isola… di plastica?

La Great Pacific Garbage Patch è un’isola completamente composta di plastica galleggiante situata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Delle sue dimensioni non si conosce molto, probabilmente ha un’estensione pari alla superficie del Messico o addirittura degli Stati Uniti. L’isola potrebbe contenere fino a 100 milioni di tonnellate di detriti.

Come ha fatto a formarsi?

L’isola ha iniziato a formarsi a partire dagli anni 50 a causa delle correnti marine a spirale che convogliano tutto il materiale verso il centro del Pacifico.Diverse navi, nel corso degli anni, persero il carico a causa di tempeste. Famoso il caso della nave nel 1990 che perse l’intero carico tra stivali e scarpe Nike che furono ritrovate, in varie spiagge americane, fino a 3 anni dal ribaltamento.Il maremoto che colpì il Giappone nel 2011 contribuì, in maniera notevole, all’incremento di rifiuti nel Pacifico che nel giro di poco aumentarono la superficie dell’isola di plastica. Si stima che, di tutti i rifiuti finiti in mare a causa del maremoto, solo il 2% non fosse rappresentato da plastica.

Solo nel Pacifico?

Purtroppo no. Di isole analoghe ce ne sono diverse sparse per il globo ma nessuna di pari dimensioni. Ne è presente una al sud del Pacifico, una nell’oceano Indiano e due più contenute nell’Atlantico. Alcune previsioni stimano la formazione di un’isola del genere anche nel Mediterraneo nel prossimo futuro.

Perché non degrada?

Qualsiasi sostanza di origine biologica sarebbe soggetta a biodegradazione in un periodo più o meno breve. Le materie plastiche invece fotodegradano, ovvero si si disintegrano in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono senza però che le molecole si scompongano. In pratica arrivano a formare un alone galleggiante
Effetti dannosi?Gli studi sui potenziali effetti dannosi sono ancora in corso. Facile però capire che i vari filamenti di plastica vengono scambiati per plancton dai pesci e di conseguenza ingeriti entrando così nella catena alimentare per finire sui nostri piatti. Di recente la notizia che è stato ritrovato un capodoglio morto sulle coste spagnole con ben 29 kg di plastica nel suo intestino!

Cosa si sta facendo per risolvere la situazione?

La situazione è davvero complicata e negli anni sono stati presentati diversi progetti.L’ultimo si chiama Ocean Cleanup ed è realizzato dal giovane olandese Boyan Slat. Progetto partito nel 2016 al largo delle coste di Tsushima, isola tra Giappone e Corea del Sud. Il progetto consiste nell’installazione di lunghi bracci fluttuanti (intorno ai 2km) che convogliano la plastica verso compattatori alimentati a energia solare, il tutto studiato per non disturbare le rotte di pesci e la vita di organismi marini. Boyan ha vinto nel 2012 il Best Technical Design all’Università di Delft e, nel 2014 con una raccolta fondi online ha raggiunto 2,1 milioni di dollari e ha potuto dare così inizio al suo progetto. 
Link del video che spiega il progetto di Boyan:

E la politica? Occhio in Europa

In Francia saranno vietati, a partire dal 2020, la vendita di generi alimentari al dettagli imballati nella plastica. Non solo, saranno vietati bicchieri, piatti e posate di plastica. In Norvegia sono attivi da anni sistemi di retribuzione a chi consegna bottiglie di plastica vuota. Infine in molte capitali europee spuntano fontane di acqua potabile per incentivare i cittadini a munirsi di borraccia.A livello più unitario la Commissione Europea vuole ridurre, sempre entro il 2020, la produzione dei 10 oggetti di plastica che più frequentemente si trovano sulle spiagge.Proprio in questi giorni verrà discussa la questione “plastiche” nel Pacchetto Economia Circolare,  una grande scommessa per l’europa che è determinata a diventare la capofila nella lotta alle plastiche.Guardando in casa nostra l’Italia è stato il primo paese al mondo a bandire i sacchetti di plastica dai supermercati e di recente ha fatto lo stesso con i sacchetti per frutta e verdura. Questa è la giusta direzione per ridurre la produzione e lo smaltimento della plastica.